Recensione Ricoh GR IV Monochrome: quando togli il colore, resta solo la fotografia

Una GR che non “simula” il bianco e nero: nasce così

Se c’è una cosa che la Ricoh GR mi ha insegnato in questi anni con la mia GR IIIx, è che la fotografia migliore spesso arriva quando togli di mezzo tutto il resto. Meno peso, meno scuse, meno “setup”. Ti rimane la luce. Ti rimane la scena. Ti rimane la tua capacità di vedere. Ti rimane la tua visione.

Ecco perché la Ricoh GR IV Monochrome, per me, non è la solita variante da marketing. È una scelta di campo. Ricoh ha preso la GR IV e le ha tolto la pelle del colore, non per fare l’ennesimo filtro in camera, ma per costruire una macchina che registra solo luminanza, solo tono, solo materia. Una GR che ti costringe a ragionare in bianco e nero prima ancora di alzare la camera all’occhio. È una scelta, non è per tutti, è consapevolezza di dare vita ad immagini solo in quel modo.

In un mondo dove tutti inseguono l’ennesima feature da mettere in copertina, Ricoh sta facendo un’operazione quasi controcorrente: prende un’idea “scomoda” (una camera che non fa colore) e la rende desiderabile perché è coerente, compatta, pensata per la strada, e soprattutto perché non cerca di piacere a tutti.

E questo, oggi, è quasi più rivoluzionario di qualsiasi specifica.

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Perché fidarti di questa recensione: io con la GR ci vivo davvero

Sono Walter Stolfi, Fotografo, Content Creator, YouTuber e autore di questo blog [ scopri di più su di me ].

Non sono qui a raccontarti una scheda tecnica letta in fretta. La Ricoh GR IIIx mi ha seguito in Asia, nelle strade dove il caos diventa composizione, nei mercati dove l’odore ti entra addosso, nei neon dove l’ombra sembra una seconda città. E mi ha seguito anche in Italia, quando torno nei paesi e la street diventa memoria, famiglia, tradizioni.

La cosa più interessante della Ricoh GR IV Monochrome è che parla proprio a chi usa la fotografia come gesto quotidiano, non come “contenuto” da produrre. È una macchina che ti chiede disciplina, ma ti ripaga con coerenza: se ami davvero il bianco e nero, qui non stai convertendo un file a posteriori, stai scegliendo un linguaggio prima di scattare.

 

La storia di un’icona lunga 29 anni

La serie GR nasce nel 1996 con la Ricoh GR1, fotocamera a pellicola che conquistò subito i fotografi di strada. Dal 2005 è diventata digitale, e nel 2013 ha abbracciato il sensore APS-C, ridefinendo il concetto di “compatta premium”.

Nel 2021 arrivò la GR IIIx, con la focale da 40mm che ha diviso ma anche entusiasmato tanti fotografi. Oggi, nel 2025, la GR IV e nel 2026 la Ricoh GR IV Monochrome porta la prima vera rivoluzione da anni: nuovo sensore, nuova lente, nuovo motore e nuove funzioni pensate per chi vive la fotografia come un gesto quotidiano.

 

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Cosa cambia davvero rispetto alla GR IV “normale”

Il punto non è “fa solo bianco e nero”. Il punto è come lo fa.

La GR IV Monochrome monta un sensore APS-C monocromatico dedicato, AA-filterless, da circa 25,74 megapixel effettivi. Tradotto in parole da strada: ogni pixel registra direttamente la luminosità senza passare dalla matrice colore e dall’interpolazione tipica dei sensori RGB. Questo, in genere, significa più micro-contrasto, più incisione reale, più gradazioni pulite nelle mezze tinte. E quando il bianco e nero è buono davvero, lo senti soprattutto lì: nelle transizioni, nei grigi “vivi”, nei neri che non sono fango.

Sul piano della sensibilità, Ricoh dichiara ISO 160 fino a ISO 409.600. È una cifra che fa scena, sì, ma la parte importante è un’altra: il monocromatico, storicamente, ti permette di spingere di più senza far collassare tutto in rumore cromatico (perché il colore non esiste proprio). Per chi fotografa notti, interni, sottopassi, pioggia, insegne al neon, questa è una promessa concreta, non una riga da brochure.

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Il filtro rosso integrato: contrasto, cieli, pelle e “drama” senza post

Qui Ricoh ha fatto una mossa che a molti sfuggirà, ma che per chi ama il bianco e nero è poesia pratica: ha messo un filtro rosso fisico integrato, attivabile ON/OFF con un’operazione singola.

Se hai mai usato filtri colorati su pellicola, sai che non servono per “colorare”, servono per scolpire i toni. Il rosso tende a scurire blu e verdi e a schiarire i rossi: cieli più drammatici, nuvole più staccate, pelli e superfici che cambiano carattere. Nella pratica street, vuol dire poter decidere al volo se vuoi un bianco e nero più neutro o più teatrale, senza doverlo “costruire” dopo.

L’altra conseguenza è quella che farà discutere: su questa versione il classico filtro ND interno non c’è (è proprio una differenza dichiarata rispetto alla GR IV). Se ti piace scattare a f/2.8 in pieno sole, questa assenza la senti. Ricoh però non ti lascia scoperto.

Infatti 1/16.000s è la risposta “moderna” al problema del sole. Per compensare l’assenza dell’ND, la GR IV Monochrome introduce un otturatore elettronico che arriva fino a 1/16.000s. Questo è il tipo dettaglio che sembra tecnico, ma in realtà è libertà: puoi tenere il diaframma aperto anche in condizioni molto luminose senza ammazzare l’esposizione, e senza dover montare per forza un filtro esterno. Ricoh stessa sottolinea che questa funzione arriverà anche sulla GR IV tramite firmware dopo il lancio della Monochrome.

Se sei uno che vive di scatti rapidi e luce imprevedibile, questa è una di quelle cose che ti fanno rimanere dentro al momento invece di entrare nel menu.

 

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Image Control dedicati: Solid, Grainy e look monocromatici su misura

Una delle trappole del digitale è che il bianco e nero spesso diventa un effetto. Qui, invece, Ricoh ha sviluppato controlli immagine dedicati al monocromatico: “Solid” per un look più netto e pulito, con curve più dure e bordi più definiti; “Grainy” per un carattere più materico, con grana evidente e un comportamento più “da stampa”, evitando sia le alte luci bruciate sia le ombre schiacciate in nero pieno.

E poi c’è la parte che mi interessa davvero perché parla di intenzione: sulla Ricoh GR IV Monochrome non hai solo due scelte. Hai anche Standard, Soft, Hi-Contrast, HDR Tone e tre profili Custom che puoi modellare su contrasto, chiarezza, toning, grana e altro. Questo, per chi lavora in street, significa una cosa sola: puoi decidere “come vuoi che suoni” la tua fotografia prima di portarla in post.

 

Velocità vera: Snap, Full Press Snap e l’idea GR di fotografia “one hand”

Questa Monochrome resta una GR IV a tutti gli effetti, quindi si porta dietro quel set di cose che, sul campo, contano più di qualsiasi rumor: stabilizzazione su 5 assi dichiarata fino a 6 stop, memoria interna da circa 53 GB e slot microSD, batteria DB-120 da 1800 mAh per circa 250 scatti.

Ma soprattutto, resta una camera pensata per reagire. L’AF è ibrido, con phase detection on-sensor, e Ricoh sottolinea una cosa che per me è fondamentale: l’autofocus continua a lavorare anche con il filtro rosso attivo. Vuol dire che non devi scegliere tra estetica e reattività, tra “look” e foto presa.

E poi c’è la religione GR: Snap Distance e Full Press Snap. Se scatti street sul serio, sai che a volte l’AF è un lusso e altre volte è un rischio. Qui puoi impostare la distanza Snap (da 0,3 m fino a infinito) e scattare con quella sicurezza brutale che ti permette di non perdere la scena.

 

Lente 28mm equivalente: la scelta che divide, ma anche quella che “apre”

La GR IIIx mi ha educato alla street più intima, più compressa, più ritrattistica. Qui torniamo al 28mm equivalente, con un 18,3mm f/2.8 costruito con 7 elementi in 5 gruppi e tre asferici. È la focale che ti obbliga a entrare, a stare vicino, a vivere la scena invece di rubarla da lontano. E su un sensore monocromatico dedicato, una lente così diventa ancora più spietata: o ci sei, o non ci sei.

Se vuoi spingerti più largo, resta compatibile con il wide converter GW-4 (con adattatore GA-3) per arrivare a un equivalente 35mm. È una cosa che io vedo bene per viaggio, contesto urbano, architetture “vive”, mercati, e quelle scene dove vuoi far respirare l’ambiente e non solo il soggetto.

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Design: finalmente una camera che sembra quello che è

Ricoh qui ha fatto una cosa semplice ma intelligente: ha uniformato tutto in nero opaco, corpo in lega di magnesio, pulsante di scatto e ring cap coordinati, logo GR in nero semi-gloss e persino l’illuminazione del tasto power diventa bianca. È un dettaglio, certo, ma racconta una filosofia: questa non è una GR “con sopra” la modalità monochrome. È una GR costruita per quello.

 

Prezzo e disponibilità in Italia: la parte che farà discutere

Ricoh GR IV Monochrome

Negli Stati Uniti il listino è $2.199,95 con disponibilità indicata per metà febbraio 2026.

In Europa (e in Italia) il prezzo ufficiale che si sta vedendo in questi giorni è €1.799,99, con preordini già attivi e Data di uscita: 20 febbraio 2026; sullo store GR europeo viene anche segnalato che, vista la domanda, alcune consegne potrebbero slittare fino a marzo.

Sì, è tanto per una Ricoh. Ed è proprio qui che la GR IV Monochrome smette di essere “una camera per tutti” e diventa una scelta identitaria: la compri se il bianco e nero non è un’opzione, è il tuo modo di vedere.

 

GR IV Monochrome vs GR IV vs GR IIIx: quale ha senso per te

Se vuoi una GR unica, da usare in ogni viaggio e in ogni lavoro, la GR IV “classica” resta la scelta più logica: stesso corpo, stessa filosofia, stessa portabilità, ma ti tieni il colore quando ti serve.

La GR IV Monochrome ha senso quando il colore è rumore. Quando vuoi un file che nasce già “vero” in bianco e nero, con un sensore che registra solo luce e un filtro rosso integrato che ti permette di scolpire la scena in tempo reale. Se sei uno che torna spesso ai progetti monocromatici, qui non stai pagando una limitazione: stai pagando una coerenza.

E poi ci sono io, e forse ci sei anche tu: quelli che hanno una GR IIIx e amano quel 40mm. In quel caso la domanda non è “faccio upgrade?”, la domanda è “voglio affiancare?”.

Perché la IIIx resta una lama diversa: più stretta, più intima, più “ritratto ambientato”. La Monochrome, invece, è respiro e contrasto, è entrare e restare.

 

FAQ: Domande sulla Ricoh GR IV Monochrome

La Ricoh GR IV Monochrome scatta solo in bianco e nero?

Sì. È una macchina costruita intorno a un sensore monocromatico dedicato: non stai “convertendo”, stai registrando luminanza.

C’è il filtro ND interno?

No. Al suo posto c’è il filtro rosso integrato, e Ricoh compensa anche con l’otturatore elettronico fino a 1/16.000s.

Quanto costa in Italia?

Il prezzo che risulta al momento per il mercato EU/Italia è €1.799,99.

Quando esce?

Ricoh indica disponibilità dal 20 febbraio 2026; in EU alcuni canali segnalano possibili consegne influenzate dalla domanda fino a marzo.

Ha senso se già scatto in bianco e nero con una GR normale?

Dipende dalla tua ossessione, non dalla tecnica. Se il bianco e nero per te è un linguaggio principale e vuoi un file che nasce “puro” e più lavorabile nei toni, allora sì: può avere un senso enorme. Se invece il B&W è una fase, una moodboard, una parentesi… rischi di pagare tanto una scelta che non userai davvero.

 

Conclusione: questa è una camera che ti educa lo sguardo

La Ricoh GR IV Monochrome, nel bene e nel male, è una promessa: ti toglie la possibilità di “salvare” la foto col colore e ti obbliga a vedere davvero. Forme, luce, pelle, cemento, pioggia, neon, ombre. Tutto diventa struttura.

Io non la guardo come un prodotto da recensire e basta. La guardo come un oggetto che potrebbe cambiare il modo in cui cammini in una città. Perché quando sai che stai registrando solo luce, inizi a cercarla con un’attenzione diversa. E se la fotografia, per te, è ancora una cosa seria, questa è esattamente la direzione giusta.

 

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