A un passo dalla svolta: quando la vita sembra sfuggire
Ti è mai capitato di essere così vicino a qualcosa da sentirne già il sapore… e poi, all’improvviso, scivola via? A un passo dal lavoro che speravi. A un passo dal viaggio che avevi già in testa, con la valigia quasi pronta e la pelle che già sentiva un altro clima. A un passo dal continuare una relazione con una persona davvero speciale.
Quel tipo di “quasi” che ti resta addosso come una scena non scattata: l’hai vista, l’hai vissuta, era lì. Ma non l’hai portata a casa.
Io questa sensazione la conosco bene. E per anni l’ho interpretata come un segnale: “ci sei, manca poco”. Solo che quel “manca poco” a volte dura mesi, anni. E se non impari a leggerlo nel modo giusto, ti consuma.
Chi sono e perchè leggere questo articolo
Sono Walter Stolfi: fotografo di viaggio e street, content creator, e uno che ha passato anni a sentirsi “a un passo” dalla svolta. [ scopri di più su di me ]
A un passo dal lavoro che speravo. A un passo dal video che “finalmente”. A un passo da relazioni che sembravano giuste… e poi sparivano.
Scrivo questo articolo perché conosco bene quella sensazione: quando sei vicino a qualcosa e ti sembra che manchi pochissimo, ma quel pochissimo dura troppo. E quando dura troppo inizi a dubitare di te, a inseguire numeri, a cambiare pelle per piacere agli algoritmi, alle persone, al destino.
Qui non troverai frasi fatte. Troverai la mia esperienza, cosa mi ha fatto male davvero e cosa mi ha salvato: cambiare prospettiva, costruire qualcosa di mio e accettare che certe “perdite” erano deviazioni necessarie. Se stai vivendo un “quasi”, questo articolo è per te.
Strumenti che ho creato per aiutarti
In questi anni in cui mi sono sentito spesso “a un passo” — dal lavoro, dalla svolta, dalla direzione giusta — ho capito una cosa: non bastava aspettare che qualcosa succedesse. Dovevo costruire io degli appigli. Qualcosa che mi tenesse in movimento anche quando fuori non arrivava nessuna conferma.
Quello che trovi qui sotto non sono “prodotti”. Sono strumenti che ho creato perché ne avevo bisogno io per primo: per dare struttura al caos, per continuare a fotografare anche quando la motivazione oscillava, per trasformare l’esperienza in qualcosa di concreto.
Coaching 1:1 in videochiamata → ci conosciamo, scegli tu l’argomento e lo approfondiamo . [Prenota la tua sessione →]
Corso Base di fotografia → fondamenta solide, meno confusione, più consapevolezza. [Scopri il corso →]
Corso di Street Photography → allena lo sguardo e racconta davvero ciò che vedi. [Scopri il corso →]
Guide fotografiche → strumenti pratici sempre con te. [Sfoglia le guide →]
Preset Lightroom → coerenza visiva e profondità alle tue foto. [Scarica i preset →]
Workshop dal vivo → esperienza di persona per approfondire meglio la fotografia [Prenota la tua sessione →]
Lavoro e creatività: quando ti senti sempre a un passo
All’inizio del mio percorso da fotografo e content creator pensavo che la traiettoria fosse lineare. Non facile, certo. Ma lineare sì. Mi dicevo: lavoro duro, costanza, due anni e poi si apre qualcosa. Apro il canale YouTube, pubblico i primi video. All’inizio tre iscritti, poi dieci, poi cento, poi mille. E io lì, ad ogni video, ad ogni foto, con quella sensazione addosso: “ecco, questo è quello giusto”. Quello che mi fa fare il salto. Quello che cambia le carte.
Solo che non succedeva. Crescevo, sì. Ma non nel modo in cui la mia testa aveva disegnato la storia. Qualche numero, qualche piccola collaborazione, qualche briciola che sembrava un “inizio”… ma niente che assomigliasse davvero ai miei obiettivi. E io continuavo a muovermi come se fossi sempre a un centimetro dalla porta, senza rendermi conto che forse stavo bussando al posto sbagliato.
In quegli anni il centro del mondo sembrava essere lì: social, views, canali grandi, quantità. E io, senza accorgermene, ho iniziato a costruire tutta la mia identità creativa attorno a quel meccanismo. Non perché mi piacesse. Ma perché “funzionava così”. Solo che mentre io mi allenavo a giocare a quel gioco, le regole cambiavano.
Prima dovevi postare come un matto. Poi non serviva più. Prima contavano i numeri. Poi contavano le retention, i trend, le spinte artificiali, le dinamiche invisibili. Poi è arrivata l’AI e la saturazione è diventata una pioggia costante: contenuti ovunque, velocissimi, perfetti, replicabili. Se già prima dovevi urlare per farti sentire, adesso devi urlare in uno stadio pieno.
E lì arrivano le domande. Le domande pesanti. Quelle che non metti nelle caption.
Forse non sono abbastanza bravo.
Forse mi sto illudendo.
Forse sono uno dei tanti.
E insieme a queste, la sindrome dell’impostore: quella voce sottile che ti dice che se non arrivano i risultati, allora non vali. Che se non ti vedono, non esisti.
Io non ho mai pensato di essere “il nuovo Steve McCurry italiano”. Ma non mi sono mai sentito nemmeno uno qualunque. E questo è un punto difficile da reggere, perché quando senti di avere qualcosa da dire ma il mondo non reagisce come ti aspetti, ti viene voglia di spostare il tuo valore dove il mondo ti misura. Nei numeri. Negli algoritmi. Nelle views.
E così, senza volerlo, mi ero allontanato dal motivo vero per cui avevo iniziato: raccontare storie attraverso le fotografie.
Il cambio di prospettiva: smettere di inseguire e costruire casa
La morale non è “mollare tutto”. Non lo è mai stata. Per me la morale è stata una parola: prospettiva.
A un certo punto ho capito che stavo consegnando la mia libertà creativa a piattaforme che potevano cambiare umore dalla sera alla mattina. E io non volevo essere “dipendente” da quella roulette. Non volevo essere costretto a sperare nel video giusto, nella foto giusta, nel trend giusto.
E allora ho fatto una cosa che oggi mi sembra ovvia, ma in realtà è stata una scelta enorme: ho iniziato a costruire un luogo mio. Un posto dove non ero ospite. Un blog. Una newsletter. Un sito web.
Una casa.
E qui è successo il paradosso: quella crescita che io aspettavo dai social, in modo massiccio e “glorioso”, non è arrivata lì. È arrivata altrove. Nel silenzio di Google. Nella pazienza degli articoli. Nel ritmo lento della fiducia.
Migliaia di lettori mensili. Persone che non mi scoprono perché un algoritmo mi spinge, ma perché cercano qualcosa e lo trovano. Perché leggono, restano, tornano. E io, finalmente, ho sentito una cosa che sui social avevo perso: senso.
Non significa che ho smesso con YouTube o con le foto. Significa che ho dato a ogni piattaforma il suo posto. Ho smesso di metterle al centro della mia identità. Ho iniziato a usarle, non a farmi usare.
E soprattutto: ho smesso di aspettarmi milioni di follower per sentirmi “arrivato”. Ho ricominciato a misurare il mio percorso su una metrica diversa: quanto sono libero? quanto sto creando davvero? quanto mi assomiglia quello che pubblico?
Domani il mondo cambierà ancora. Magari tra un anno farò cose diverse. Ma il punto non cambia: voglio essere libero. Voglio vivere la vita che ho sempre sognato. Voglio ispirare gli altri. E voglio continuare a raccontare storie.
Relazioni: quando sei vicino a una persona e poi diventa assenza
C’è un’altra versione di quel “quasi” che mi fa ancora più male. Quella che riguarda le persone.
Io ho un difetto… o forse un pregio, dipende da come lo guardi: odio quando le persone spariscono all’improvviso dalla tua vita. È naturale, lo so. Si cambia, ci si sposta, si cresce, si costruiscono famiglie, si prendono strade diverse. Ma ogni volta mi colpisce come un taglio netto.
Un amico si trasferisce e i contatti si spengono. Amici che si sposano, fanno figli, cambiano priorità — e io, che conduco una vita diversa, mi ritrovo automaticamente fuori dalla loro orbita. Non per cattiveria. Per inerzia. Eppure mi resta addosso quella sensazione: eri qui, eri parte della mia vita… e ora no.
Io nei rapporti sono leale. Quando entro in sintonia con qualcuno, quando sento quella frequenza comune, io do. E quando quel legame si spezza — per tradimento, per distanza, per scelte, per tempi sbagliati — io lo sento forte. A volte mi sembra quasi una paura dell’abbandono. Forse c’entra il fatto che mi sono trasferito presto, forse c’entra la mia storia familiare, forse c’entra semplicemente il fatto che nella vita accadono cose che non puoi controllare. E questa impotenza fa male.
La cosa che ancora mi manda in confusione è la trasformazione improvvisa: come è possibile che una persona, il giorno prima, è casa… e il giorno dopo diventa silenzio?
Una relazione di sette anni che finisce e all’improvviso siete sconosciuti. Anni di vita, abitudini, riti, linguaggio comune… e poi niente.
Relazioni brevi ma intense, e anche lì: da “ti penso” a “non esisti più”.
E poi c’è la versione peggiore: quei legami a intermittenza. Ci si vede due o tre volte l’anno, e quando si sta insieme sembra una coppia vera. C’è intimità, c’è complicità, c’è un mondo possibile. Poi ognuno torna alla propria vita e quel mondo si dissolve, come se non fosse mai esistito.
Eppure, nonostante tutto, non posso dire che “mi è andata male”. Anzi: oggi, in questo momento della mia vita, preferisco viverla da solo. Perché mi dà libertà. Perché posso viaggiare senza dover spiegare. Posso lavorare nel weekend senza sentirmi in colpa. Posso partire mesi e non sentire di dover rendere conto a nessuno. Non è cinismo. È un modo di proteggere la mia natura.
Ho conosciuto anche persone “giuste” sulla carta. Persone con cui, razionalmente, avrebbe potuto funzionare. Ma poi ci si perde: distanza, tempi, modi diversi di stare al mondo. E tu rimani lì, con quella sensazione: era quasi.
L’estate in cui ero davvero vicino
Nel 2022 mi è successa una cosa che sembra scritta da qualcuno che voleva insegnarmi una lezione.
Conoscevo una ragazza da anni. Ogni tanto ci scrivevamo su Instagram, niente di concreto. La classica persona che idealizzi: bella, intelligente, parlava più lingue, interessi veri, creatività addosso. Un’anima gentile e affascinante insieme.
Quell’estate, il destino ci avvicina sul serio. Iniziamo a uscire. Era inizio estate e io ho avuto una sensazione rarissima: finalmente. Finalmente una persona che non era solo “chimica”, ma anche mente. Qualcuno che poteva darmi qualcosa, insegnarmi qualcosa, aprirmi uno spazio.
Ad agosto avevo già programmato un viaggio lungo. Io partivo con l’idea che, al ritorno, si sarebbe costruito qualcosa. Durante il viaggio ci sentivamo spesso. Tutto sembrava in movimento, in crescita. Poi torno… e lei parte. Si trasferisce dall’altra parte del mondo.
Eccolo, di nuovo: ero così vicino… e poi tutto si dissolve.
Non erano fallimenti, era una traiettoria
Questa è la parte dove potrei fare quello che fanno in molti: trasformare tutto in una morale motivazionale. Ma non voglio raccontartela così.
Voglio dirti quello che penso davvero: non esistono fallimenti come li intendiamo noi. Esistono esperienze. Esistono legami. Esistono passaggi di vita che durano il tempo che devono durare.
Noi soffriamo perché abbiamo un’idea precisa di come “doveva andare”. Ci costruiamo un film e poi la realtà non recita la parte che le abbiamo assegnato. Ma la realtà non è contro di noi. La realtà è più grande. E a volte ci protegge proprio facendoci perdere qualcosa.
Perché se certe cose fossero andate come io mi ero prefissato, forse oggi non sarei qui a scrivere questo articolo. Non avrei fatto certi viaggi. Non avrei incontrato certe persone. Non avrei visto certi luoghi. Non avrei imparato a spostare il mio punto di fuoco.
E qui torno alla fotografia, perché per me è inevitabile: quante volte ti è capitato di essere convinto di avere tutto sotto controllo… e poi rivedi lo scatto e ti accorgi che il fuoco è un centimetro più avanti o più indietro? Eppure, a volte, è proprio quel fuoco “sbagliato” a rendere la foto più vera. Più umana. Più viva.
Forse la vita è così: pensiamo di essere a un passo dalla cosa giusta, ma quel passo non è l’ultimo. È solo un passaggio. Uno di quei micro-step che, messi insieme, ti portano davvero dove devi arrivare. Non dove “vuoi arrivare” secondo l’ego. Ma dove devi arrivare secondo la tua traiettoria.
Siamo tutti qui per un motivo. E la sfida più grande non è avere tutto e subito. La sfida più grande è capire quel motivo. E continuare a camminare anche quando sembra che ti manchi sempre pochissimo.
Perché a volte la vita ti fa credere che stai perdendo qualcosa… mentre, in realtà, ti sta spostando nella direzione giusta.
Continua a leggere
Se sei interessato a migliorare le tue abilità fotografiche, ti invito a dare un'occhiata alle risorse disponibili sul mio sito, come:
Corsi: Segui i miei Corsi di Fotografia partendo dalle basi fino alla Street Photography.
Guide Fotografiche: Per scegliere la giusta Fotocamera e Per raccontare storie con la Fotografia.
Preset di Lightroom: Ottimizzati per qualsiasi tipo di Fotocamera e Smartphone
Coaching online: Sessioni 1:1 Personalizzate in base al tuo stile e ai tuoi obiettivi.
Workshop: Un’esperienza dal vivo immersiva tra tecnica, racconto e condivisione.
Continua a seguire le mie avventure fotografiche e i racconti di viaggio sul BLOG, e non dimenticare di iscriverti al mio canale YouTube per supportare il mio lavoro e rimanere aggiornato sui prossimi contenuti. Insieme, possiamo scoprire il mondo, una fotografia alla volta.